venerdì, Giugno 14, 2024

Spesso mi dicono bravo:
chissà perché?

L'ANGOLO DELL'ESPERTO - Questa parolina che i grandi usano tanto spesso può creare confusione nei più piccoli che a volte possono non comprendere il motivo delle lodi ricevute. Ma c'è un modo per rimediare e consiste nel chiedere sempre il motivo

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Paola Nicolini

di Paola Nicolini*

Quando ti dicono “Bravo” tu chiedi sempre perché.
Spesso i grandi si rivolgono ai bambini con questa espressione, ma non sempre ai bambini è chiaro il motivo per cui sono bravi e così non possono cogliere l’occasione di comportarsi nei modi ritenuti adeguati.

Hai appena finito di mangiare con gusto il tuo piatto di pasta, che la mamma ti dice: “Bravo!”.
Ti sei divertita a fare un disegno e mentre lo mostri al papà lui ti ripete: “Brava!”.
Vai a scuola, fatichi a risolvere un problema e la maestra, passando accanto al tuo banco esclama: “Bravo!”.
Stai completando una torre fatta con le costruzioni e lo zio che la vede prorompe in un: “Bravo!”.
Ti togli la maglia per andare a dormire ed ecco che arriva il: “Brava!” della tua baby sitter.
Ti sei ricordata di salutare i nonni mentre uscivi dalla loro casa e quelli si guardano e, all’unisono, prorompono in un: “Brava”.

bravo_okLo so, hai ragione, noi adulti siamo un po’ ripetitivi e a volte sembra che non sappiamo dire altro. Vedi, il fatto è che gli adulti in questo modo intendono sorreggere la tua crescita, infondendoti fiducia in te stesso e coltivando la tua autostima. Ma è vero, dal canto tuo non ci capisci molto, perché questo commento si diffonde nell’aria spesso senza darti le ragioni, i motivi per cui i grandi ritengono che tu sia bravo o brava.
Allora, andiamo per ordine. Nessun bambino è bravo, nessuna bambina è brava, tanto per cominciare. Mi spiego meglio. Se un bambino è valutato bravo perché si toglie la maglia prima di andare a dormire o una bambina brava perché ha fatto un disegno, quando non si toglie la maglia o non fa disegni potrebbe iniziare a pensare che è cattivo o incompetente. Se un bambino è valutato bravo perché ha mangiato la sua pasta o una bambina valutata brava perché si è ricordata di salutare i nonni, quando non finisce la sua porzione o si dimentica di salutare i nonni può immaginare di essere ribelle o disubbidiente.
Ma tu lo sai, non è così!
A volte è bello togliersi la maglia e a volte sei così stanco che non ce la fai.
A volte ti va di fare un disegno tutto colorato e altre volte pasticci sul foglio per vedere che succede con i colori.
A volte mangi perché senti una gran fame e a volte hai la pancia ancora piena e non hai proprio voglia di mandar giù anche solo un boccone.
A volte ti ricordi che i tuoi genitori ti hanno detto che bisogna salutare i nonni quando si esce dalla loro casa e altre volte sei così preso dal regalo che ti hanno appena fatto, che te ne dimentichi.
bambino_bravo_maniTutto questo ha niente a che fare con la tua bravura, giusto? E men che mai ha a che fare con la tua cattiveria, incompetenza, ribellione e disubbidienza! Semmai ha a che fare con la tua stanchezza, con la tua curiosità, con la tua sazietà e con la tua memoria.
Insomma questa parola, che i grandi usano così tanto spesso, crea nella tua testa un sacco di confusione e ti spinge a pensare che per essere bravo o brava devi fare un sacco di cose molto diverse l’una dall’altra, che nessun bambino e nessuna bambina potrebbero riuscire a fare tutte insieme, con il risultato che invece di farti sentire meglio ti fa sentire peggio ogni volta che il “Bravo” non arriva.
Ho provato a parlare con i grandi, a spiegare loro perché dire tante volte “Bravo” e “Brava” ai loro bimbi non li aiuta a crescere e che dovrebbero sforzarsi di dire qualcosa che a te sia più utile, come ad esempio:
“Oggi mi sembra che tu avessi una gran fame” quando hai appena finito di mangiare con gusto il tuo piatto di pasta.
“Mi piace il tuo disegno, hai usato molti colori e la coda del cane sembra quasi che si muova!” mentre mostri la tua creazione al papà.
“Ho notato che ti sei impegnato a risolvere il problema” mentre la maestra passa accanto al tuo banco.
“Questa torre è altissima!” quando lo zio si accorge della tua costruzione.
Intanto che ti togli la maglia per andare a dormire: “Sono contenta che tu collabori a svestirti” potrebbe dire la tua baby sitter.
“Ci fa piacere che tu ti sia ricordata di salutarci”, possono dichiarare i nonni mentre te ne vai da casa loro.
Questo sarebbe molto più utile per te, molto più informativo. Ti aiuterebbe di più a comprendere le tue abilità, le tue competenze e soprattutto ad avere chiaro quello che ci si aspetta da te da parte dei grandi, così che tu possa avere un’idea precisa di ciò che è considerato bello, utile, adeguato, importante nel mondo in cui vivi e che per te è ancora per lo più da scoprire.

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Il Piccolo Principe

Questo ti aiuterebbe a stare dentro le interazioni con gli altri nei modi che nella nostra cultura sono attesi e considerati rilevanti.
I grandi fanno fatica a adeguarsi, sono cresciuti e cambiare le loro abitudini non è facile, così credo che dovrai continuare a sentirti dire “Bravo!” e “Brava!”.
Però c’è una cosa che puoi fare: quando te lo dicono, tu chiedi perché.
Quando hai appena finito di mangiare con gusto il tuo piatto di pasta e la mamma ti dice: “Bravo!”, chiedile perché mi hai detto “Bravo”?
Quando ti sei divertita a fare un disegno e lo mostri al papà, appena lui ti ripete: “Brava!” domandagli: come mai mi dici “Brava”?
Quando la maestra, passando accanto al tuo banco esclama: “Bravo!” buttando un occhio al tuo quaderno tu fermala e dille: “Maestra, mi spieghi il perché?
Di fronte alla torre fatta con le costruzioni, tu prega lo zio che commenti cosa gli è piaciuto nella tua costruzione.
Fatti dire dalla tua baby sitter il motivo che la spinge a considerarti “brava” se ti togli la maglia per andare a dormire.
Abbraccia i nonni e fatti raccontare perché sono contenti che tu li abbia salutati mentre uscivi dalla loro casa.
Come diceva il Piccolo Principe “”I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta”, ma questa volta vale la pena, aiutali tu, perché loro si sono un po’ dimenticati di quello di cui avevano bisogno quando erano bambini. Vale la pena, fallo per te!

*Paola Nicolini, docente di psicologia dello sviluppo e dell’educazione Unimc

Alessandra Pierini
Alessandra Pierini
mamma di Riccardo ed Angelo e esperta di parole. La sua penna è una bacchetta magica, per questo il suo soprannome è “Stilo”. Trasforma l’attualità di Macerata e provincia in articoli e racconti avvincenti.

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