giovedì, Giugno 20, 2024

I corni di rinoceronte rubati
e ricostruiti da una studentessa

MACERATA - I due esemplari sono ospitati dal museo di Scienze naturali ed è il responsabile Federico Landi a raccontarne la storia

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Uno dei rinoceronti del museo di scienze naturali

di Martino Giustozzi*

Tutti nella nostra vita abbiamo visto, almeno una volta, un rinoceronte (che sia in uno zoo o su internet). La semplice parola evoca nella nostra mente un’immagine precisa: un mammifero grigio, particolarmente tozzo e portatore, sulla testa, di un grosso corno. Pochi sanno che ,in realtà, questo tipo di mammiferi possiede ben due protuberanze sul cranio (corno frontale e corno posteriore), mentre pochissimi sanno che proprio queste, sono state oggetto di furto al museo di Macerata; ma andiamo con ordine.
rinoceronte-1-766x1024Siamo stati ospitati per una mattinata al museo di Macerata. Appena entrati, all’interno della prima stanza, ci siamo ritrovati al cospetto di due imponenti teste imbalsamate appese al muro: erano due rinoceronti neri, una delle 5 specie attualmente diffuse nelle foreste di Asia ed Africa (le altre sono: rinoceronti bianchi, indiani, de Sumatra e di Giava).
Animali di questo tipo sono prettamente erbivori ma estremamente aggressivi quando il loro territorio si trova in pericolo; le differenze tra una specie e l’altra appaiono soprattutto nelle loro dimensioni e abitudini alimentari: rispetto al bianco, il rinoceronte nero ha labbra più lunghe, perfette per raggiungere il fogliame di piccoli alberi.

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Il responsabile Federico Landi

Dalla trepidazione nella voce di Federico Landi, responsabile del museo, mentre iniziava a raccontarci la storia dell’animale, abbiamo capito che quei crani minacciosi ci avrebbero regalato diversi aneddoti interessanti: «Oh, a questi hanno rubato il corno» ha esordito Landi, poi spiegandoci il valore di quel pezzo tessuto fibroso (il corno non è d’avorio, al contrario di ciò che molti pensano), paragonabile a quello dell’oro; le implicazioni mediche e ornamentali che hanno le corna di rinoceronte in diverse culture non fanno che peggiorare la situazione, la loro grande richiesta ha portato alla ramificazione di un mercato nero spaventoso; i risultati? 3 delle 5 specie sono a rischio estinzione, tra cui il rinoceronte nero.
rinoceronte-2A mettere una pezza sul furto dei corni maceratesi pensò una ragazza dell’Accademia delle Belle Arti che tentò di riprodurre il corno con gesso, iuta e diversi materiali supplementari, volti a ricreare l’aspetto e la consistenza dell’oggetto di partenza. Il risultato è sorprendente: sicuramente non vale migliaia di euro come l’originale, ma il custode ne è ugualmente soddisfatto «da fuori non si nota la differenza!» dice.
Insomma, dopo una serie interminabile di peripezie i nostri rinoceronti sembrano aver trovato pace all’ingresso della struttura, dove con i loro occhi scuri fanno da guardia a tutti gli altri animali e lanciano uno sguardo severo verso i visitatori, privati di pezzi preziosi ma almeno con una storia da raccontare.

*Martino Giustozzi, studente del liceo linguistico “Leopardi” di Macerata. Articolo realizzato nell’ambito del progetto Pcto (ex Alternanza scuola lavoro)

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