martedì, Giugno 25, 2024

La storia di Iride Pacella,
maestra d’arte
e pioniera del divorzio

LE VIE DELLE DONNE MARCHIGIANE - La terza puntata della rubrica di Cm Junior in collaborazione con l'Osservatorio di Genere, vede come protagonista la donna a cui è stato da poco intitolato un angolo del centro storico di Pollenza

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Quando giri per le strade della tua città fai mai caso ai nomi delle vie? Anche il tuo indirizzo, quasi sicuramente, nasconde una storia. Quella del personaggio a cui è stata intitolata una via o una piazza. Molto spesso si tratta di uomini meritevoli e riconosciuti per fama, professione o gesti. E le donne? Nei nomi di vie e piazze sono una minoranza.
Lo hanno notato le componenti dell’Osservatorio di #leviedelledonnemarchigiane: genere di Macerata le quali hanno ideato il progetto “#leviedelledonnemarchigiane”. L’obiettivo è stato quello
di recuperare la memoria di donne del passato proposte come meritevoli di intitolazioni di vie e spazi pubblici delle città delle Marche.
Il progetto, nato come un social contest, ha portato, attraverso una votazione, a rintracciare nomi di donne, molto famose o conosciute solo nel loro paese di origine, che si sono distinte. Le loro biografie sono poi state riportate in un volume che si chiama “#leviedelledonnemarchigiane: non solo toponomastica”, pubblicato da ODGEdizioni, curato da Silvia Alessandrini Calisti, Silvia Casilio, Ninfa Contigiani e Claudia Santoni, che ha avuto il patrocinio del Consiglio delle Donne del Comune di Macerata 2015-2020, quello della Commissione per le Pari Opportunità tra Uomo e Donna della Regione Marche e dell’associazione Toponomastica Femminile.
E da oggi Cm junior, in collaborazione con l’Osservatorio di genere, vi racconterà le loro storie. In questa puntata parleremo di Iride Pacella di San Severino, la cui biografia nel volume è stata curata dalla figlia Gabriella Zagaglia. A Iride è stato intitolato a Pollenza un angolo del centro storico.

***

In un momento storico molto difficile e triste come quello della Seconda Guerra Mondiale, riuscire a trasmettere le proprie emozioni attraverso l’arte, attraverso i dipinti, e farne una professione, è cosa solo per persone, per donne, di un certo spessore. E’ cosa per Iride Pacella. Iride nasce a San Severino il 27 dicembre 1935. La sua famiglia era molto numerosa: erano sette figli, cinque maschi e due femmine, lei e la sorella maggiore Ersilia. I suoi genitori, Adele Ancillani e Vittorio Pacella si erano conosciuti occasionalmente nelle Marche; sua madre era una donna umile, originaria del posto e lavorava come lavandaia. Suo padre, invece, era un trasportatore di merci lungo i canali fluviali della Romagna. Vittorio partecipò sia alla Prima che alla Seconda Guerra Mondiale: grande antifascista, fu percosso per aver nascosto informazioni sul rifugio nel quale si erano nascosti tre dei suoi figli che non volevano arruolarsi nell’esercito fascista. Iride rimase molto scossa dagli eventi della guerra, dei quali porterà sempre il ricordo; il rumore delle bombe, la sirena del coprifuoco e i soldati sanseverinati uccisi faranno sempre parte della sua memoria. Una svolta, nella vita della giovane donna ci fu quando perse in poco tempo sua madre e sua sorella, così da essere trasferita a Fano nell’Istituto Cante di Montevecchio, orfanotrofio gestito dalle suore della Sacra Famiglia di Spoleto, dove rimase fino a 19 anni.

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Iride Pacella

Durante il periodo nell’istituto, Iride mostrò una spiccata propensione verso l’arte, sorprendendo suore ed insegnanti. La sua era definita una “mano felice”, un vero talento naturale. Disegnava con qualsiasi mezzo e su ogni tipo di supporto. Grazie al sostegno economico di suo fratello Mario, Iride riuscì a diplomarsi come “maestra d’arte” durante la sua permanenza nel collegio. Uscita dall’orfanotrofio, conobbe l’amore ed ebbe due figlie.
La vita però le riservò un altro dispiacere quando il suo compagno, si trasferì per motivi economici in Argentina, visto che il lavoro a Porto Recanati, luogo in cui vivevano, scarseggiava. Iride rimase quindi da sola con le due figlie da crescere, ma dovendo lavorare sodo per guadagnare qualche soldo, fu costretta ad affidarle ad un collegio a Porto Recanati. Il piano, prevedeva un ricongiungimento con il padre delle figlie, con un volo in direzione Buenos Aires che non spiccò mai. Anzi, nonostante Iride avesse continuato in quegli anni ad inviare denaro a San Nicolà di Buenos Aires, città in cui si trovava suo marito, ricevette l’ennesima stangata quando l’uomo le chiese il favore di divorziare, poiché bigamo, quindi perseguibile legalmente. L’amore della sua vita si era risposato. Alla fine degli anni ’70, venne introdotta la legge n°858 (legge Fortuna-Blasini), che nonostante l’opposizione della Chiesa, venne approvata. Iride incontrò molte difficoltà, ma fece di tutto per aiutare il suo ormai ex marito, andando in prima persona a Roma, alla Sacra Rota, per ottenere il divorzio. Il Vaticano, però, chiedeva una cifra insostenibile per lei, perciò decise di intraprendere la via giuridica, pagando ratealmente l’avvocato per anni. I suoi disegni rimasero i suoi unici compagni per molti anni e le sue tele arredarono le case di parenti ed amici. Dipingeva vecchi ed emarginati, clown, ballerine, arlecchini, pulcinella e veneri. Paesaggi velati e sognanti dai toni verde ocra, sempre sospesa tra terra e cielo, tra amarezza ed ironia.

Iride-Pacella-nel-disegno-di-Riccardo-AnimentoLavorò per un breve periodo come sarta guardarobiera in un manicomio a Macerata, per poi arrivare a Pollenza, dove lavorava come badante di un avvocato. Lì rimase per 18 lunghi anni. Un’altra grave perdita, quella di un amico, quando aveva 60 anni, la fece chiudere in se stessa trovando come unico conforto la sua inseparabile amica, l’arte. Le venne diagnosticata in questo periodo una grave malattia cerebrale che le impediva di comunicare bene a parole, perciò la sua unica forma di comunicazione erano, ancora una volta, le sue opere, che assunsero tonalità sempre più forti e contrastanti. Nonostante tutte le sue difficoltà, le capitava di spesso di partire di casa con una tela e di ritornare con qualcosa da mangiare. Una serie di ictus portarono il suo corpo quasi a sgretolarsi e morì a Corridonia quando aveva 72 anni. Questa è la storia di Iride Pacella, piena di difficoltà e sofferenze, ma che ha sempre saputo affrontare con la forza che solo una grande donna poteva avere, avendo come fedele alleata e compagna di vita la sua amica arte.

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Spazio intitolato a Iride Pacella maestra d’arte e pittrice

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