giovedì, Luglio 18, 2024

Girandole con la carta dell’uovo di Pasqua,
il giocattolo che insegna a respirare

MUSEO DELLA SCUOLA propone un video tutorial per realizzare questi piccoli mulini a vento, utilizzati già in tempi antichissimi

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Non hai buttato la carta delle uova di Pasqua vero? È così lucida e colorata che sembra proprio l’ideale per essere trasformata in qualcosa di sorprendente e magico… proprio come una girandola. Il Museo della Scuola “Paola e Ornella Ricca” di Macerata vi propone sulla sua pagina Facebook un video tutorial che vi insegna a riciclare la carta dell’uovo di Pasqua per creare una coloratissima girandola a vento.

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Potrete così creare una piccola fioriera “vorticosa” che rallegrerà il vostro balcone o la vostra finestra: proprio come uno dei tanti balconi, case o “giardini delle girandole” realizzati in tutta Italia e che tanto affascinano i bambini e le bambine di ogni età, imbambolati a guardarle con il naso all’insù.
Come accade ogni giorno con il bellissimo giardino creato dal signor Giacomo Rebecchi a Cremona.
Balconi delle girandole si trovano a Cagliari e a Venezia, dove un abitante del sestiere di Santa Croce ha riportato in vita la tradizione delle girandole di legno con cui, negli anni Ottanta, il signor Donato Zangrossi aveva incantato i veneziani con il suo magico balcone a Campo Castelforte (la storia è raccontata da Giada Carraro nel suo libro “La casa delle girandole”, Paesaggi Babelici, 2014). O ancora, come in Val Badia, dove il signor Eustachio Pezzedi costruisce girandole animate in metallo o plastica. E chissà quanti altri ancora se ne trovano in giro.

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Se questi curiosi piccoli mulini a vento vi affascinano, il Museo ha raccolto alcune curiosità per voi.
Innanzitutto: sapevate che la girandola a vento è un giocattolo antichissimo?
In Europa se ne ritrovano immagini risalenti alla fine del Medioevo: guardate come in un antico libro del 1471 un miniaturista tedesco ha rappresentato una girandola dalla forma – per noi – inconsueta.

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Se guardate attentamente, la girandola è piuttosto simile a quella che il pittore olandese Bosh ha dipinto nel 1490: la mette in mano a un bambino così piccolo che deve appoggiarsi a una specie di girello per muoversi (proprio uguale a quelli dei giorni nostri!). La girandola è molto simile: due o quattro alette quadrate incollate all’estremità di bastoncini di legno che, a loro volta, sono fissati su un bastone. In un’altra miniatura della stessa epoca si vede persino il chiodo usato per fissare le alette.

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In realtà le girandole sono molto più antiche e la loro origine si perde nella notte dei tempi: Girandoliamo, il sito web di appassionati di girandole ha addirittura ritrovato due immagini antichissime: un mosaico romano a Mantova che riproduce una decorazione molto simile a una girandola; mentre il Museo Archeologico di Atene conserva una serie di girandole dorate dell’epoca dei Micenei su cui sono ancora visibili il foro per l’alloggiamento del perno che serviva a farle girare al vento. Anche in Oriente le girandole andavano forte: sul finire del 1700 i bambini giapponesi erano raffigurati mentre giocavano con modellini molto simili.

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Certo, il fascino di questi oggetti che giocano con il vento è senza tempo. In epoche più vicine a noi a questi giocattoli è stato attribuito un valore addirittura terapeutico. Oggi la girandola viene proposta ai bambini e alle bambine per imparare a controllare il respiro, per rieducare la voce e come tecnica per il rilassamento.

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Frances B. Jonhston nel 1899 ha immortalato una classe di bambini e bambine mentre, sotto lo sguardo vigile delle maestre, sono concentrati a soffiare ciascuno sulla propria girandola. Era considerato un vero e proprio esercizio di “ginnastica respiratoria”. In un’epoca in cui i bambini si ammalavano facilmente di malattie polmonari, esercizi come cantare, fischiare o soffiare su una girandola per farla girare vorticosamente erano considerate attività salutari, che garantivano lo sviluppo dei muscoli del torace e miglioravano le capacità respiratorie.

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