giovedì, Giugno 13, 2024

«Voglio sedermi davanti ai professori
e “affrontarli” un’ultima grande volta»

MACERATA - La "seconda puntata" dedicata alle riflessioni e alle sensazioni di alcuni alunni ed alunne del liceo scientifico “G. Galilei” in merito alle nuove modalità di svolgimento degli esami di maturità

Come si sentono gli studenti di fronte alla decisione di essere valutati alla maturità con un unico, grande esame orale? Il provvedimento è stato inaspettato e di certo ha colto alla sprovvista insegnanti, studenti e studentesse, che ora si trovano a doversi adattare ad una realtà completamente nuova. A spiegare le sensazioni, le emozioni e i pensieri riguardo questo particolare momento, sono due studenti e una studentessa del liceo scientifico “G. Galilei” di Macerata, che hanno raccontato alla redazione di Cronache Maceratesi Junior ciò che stanno vivendo in questo tempo di preparazione alla “nuova” maturità. «Voglio sedermi di fronte ai professori e “affrontarli” un’ultima grande volta» – scrive Tommaso Tombesi della classe 5M, interpretando il pensiero di molti suoi compagni. La seconda puntata dei racconti dei maturandi, che utilizzano le parole per esprimere le loro opinioni.

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Riccardo Cicarilli, classe 5M

Riccardo Cicarilli, classe 5M

«Tutte le misure prese per contrastare l’avanzata del virus sono state necessarie, non si poteva fare altrimenti. In un certo senso, ha permesso a noi studenti di comprendere il vero significato della scuola: non può essere considerato solo il lato “negativo”, con cui troppo spesso viene identificata. Almeno faceva parte della nostra routine quotidiana e delle nostre certezze. A questo va a sommarsi l’incertezza dell’esame di stato. Scartata l’ipotesi del 6 politico, eliminate le prove scritte con commissione interna, rimane da decidere se possa essere eseguito in presenza. Io mi auguro vivamente di sì, pur con le dovute precauzioni, per poter mantenere quel poco di normalità che possiamo permetterci e un contatto visivo diretto con gli insegnanti che ci hanno accompagnati in questo percorso di cinque, tre o anche per un solo anno, percorso che mai avremmo immaginato potesse chiudersi in questo modo. Ci saranno occasioni per stare insieme, ma una come l’esame di maturità, da sempre al centro delle nostre attenzioni, non tornerà».

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Selene Castricini, classe 5M

Selene Castricini, classe 5M

«Se ho sempre pensato che la maturità sarebbe stata difficile da affrontare? Sì. Proprio questa difficoltà, però, l’avrebbe resa la degna conclusione di un percorso di studi durato cinque anni. Cinque anni passati tra verifiche impossibili, studio infinito ma anche gite indimenticabili, affiancata da amici e professori. Anni che talvolta sono apparsi duri, ma che rimpiangeremo presto, perché è nelle difficoltà che si approfondiscono i rapporti e ci si conosce a pieno. Senza un rapporto diretto con i compagni di classe, i professori e l’ambiente scolastico sono sicura che nessuno di noi sarebbe l’uomo o la donna che è ora. In questo periodo di distanziamento sociale, le persone si rendono conto di quanto sia un lusso il potersi abbracciare. Questo acquisisce ancor più valore se si pensa quanto, in alcuni momenti, sia importante il contatto; pensare al dover affrontare gli esami senza la vicinanza della mia classe mi fa sentire confusa e spaventata. Sono sicura di parlare a nome di tutti i maturandi quando dico che avrei preferito affrontare un esame costituito dalle classiche due prove scritte e dall’orale, con tutte le relative difficoltà, piuttosto che un unico orale in vista della situazione critica che il paese sta vivendo. L’enorme sfida che in primo ci era sembrata lontana ed insormontabile sarebbe stata solo la prima da affrontare una volta compiuti i diciotto anni. Mi dispiace ogni giorno di più pensare che al termine degli esami non potremo piangere e confortarci con la vicinanza, perché sono proprio queste piccole cose quelle che ci avrebbero fatto capire che sì, il traguardo sarebbe stato raggiunto. Con la tenacia che ci contraddistingue, noi ragazzi proveremo con tutte le nostre forze e capacità a superare questo “ostacolo” finale, nell’attesa di poterci riabbracciare per tutte quelle volte in cui non abbiamo potuto farlo».

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Tommaso Tombesi, classe 5M

Tommaso Tombesi, classe 5M

«Il quinto superiore è l’anno scolastico che ogni studente ricorderà per sempre nella sua vita, perché tutto il percorso fatto fino a questo momento giunge al culmine. E il culmine è rappresentato dagli esami di maturità, così temuti ma allo stesso tempo così desiderati, così importanti per ogni studente. Purtroppo in quest’anno straordinario è ormai chiaro che anche gli esami si svolgeranno attraverso strutture e metodologie straordinarie, inedite. Per ora sappiamo che ci sarà solamente un grande colloquio orale, ma il dubbio se verrà svolto in videoconferenza da casa o in presenza a scuola con la commissione d’esame, come da prassi, persiste. Sinceramente, la mia speranza è che la maturità si svolga dal vivo, come in tutti gli anni passati, ovviamente con le dovute accortezze e precauzioni del caso, e credo fortemente che entro giugno vengano proposte delle soluzioni perché ciò sia possibile. Il desiderio è quello di coronare il ciclo di studi partecipando fisicamente al colloquio, sedendomi di fronte ai professori, “affrontandoli” per un’ultima grande volta, ed uscire poi da quell’istituto, che è stata la mia seconda casa per cinque anni, carico di felicità e di nostalgia, di un enorme senso di libertà, e consapevole del tesoro che il ricordo di quella giornata rappresenterà nella mia vita».

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