martedì, Luglio 23, 2024

Maestro di sci d’inverno
e bagnino in estate:
«In pista anche senza neve»

L'INTERVISTA - Il tecnico sarnanese Nicola Del Giudice racconta l'esordio, la carriera agonistica e poi la professione. Il segreto per far appassionare bambini e bambine a questo sport? «Ci vuole pazienza»

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Il maestro di sci sarnanese Nicola Del Giudice

di Elisabetta Pugliese

Ha iniziato a sciare da bambino e ora lo insegna agli altri. Ma intanto studia computer science all’università di Camerino e d’estate fa anche il bagnino. E in tutto questo non trascura gli hobby. Il sarnanese Nicola Giudice, 23 anni, racconta la sua esperienza «Non avevo capito di voler fare il maestro di sci fino al quinto superiore poi però non mi sono più fermato». Quest’anno la situazione meteo non aiuta gli amanti dello sci ma, grazie alla neve artificiale, il suo lavoro non si è fermato.

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Quando e come si è avvicinato al mondo dello sci?

«Ho iniziato a sciare fin da bambino, con lo sci club di Sarnano e con dei maestri con cui collaboro ancora oggi, tra cui Domenico Tambella, il suo capostipite. Ho fatto agonismo fino al quinto superiore, per poi fare il corso per diventare maestro. Non è qualcosa a cui ho pensato fin dall’inizio, mi sono reso conto in quel momento di voler intraprendere questa strada. Sono diventato maestro nel 2016. L’anno prima ho affrontato la selezione in Abruzzo: c’è un corso di 90 giorni accompagnato da vari test pratici, come le gare a tempo. L’ho subito superata. Ho partecipato anche all’Eurotest, che mi permette di insegnare in tutta Europa. È molto valido e caratterizzante. A questo ho affiancato l’Eurosecurité, attraverso cui ho potuto imparare tutto ciò che riguarda la sicurezza anche al di fuori dalle piste, come il pericolo delle valanghe e la tutela in montagna. I maestri, però, non si fermano mai: ogni tre anni, infatti, viviamo momenti di aggiornamento, in cui gli istruttori nazionali ci aiutano ad adeguarci ai vari cambiamenti, dal punto di vista didattico, relazionale e di approccio agli allievi».

Insegna questo sport solo ai più piccoli o anche agli adulti?

«I maestri solitamente sono addestrati ad insegnare a chiunque, non ci sono target precisi. Chiaramente la maggior parte degli allievi sono bambini e bambine, a loro bisogna dedicare un’attenzione particolare. E poi non tutti sono principianti, spesso anche persone che sanno già sciare, ma che vogliono migliorarsi si rivolgono a noi. È importante seguire tutti con dedizione, cercando non solo di insegnare, ma soprattutto di invogliare ed incoraggiare».

Al di fuori dell’insegnamento, cosa fa quando non è sulla neve?

«Lo scorso anno ho conseguito la laurea triennale in informatica all’università di Camerino, dove attualmente frequento la magistrale in computer science. Spero di concludere anche questo ciclo di studi il prima possibile. Ho anche il brevetto da bagnino, in estate faccio anche questo, ma al momento sono molto concentrato nell’università. A parte questo, ho molti hobby, sono conosciuto per il “Sarnano Comics”, che quest’anno giunge alla seconda edizione. Si tratta di una fiera di settore della cultura pop, incentrata sui fumetti, sul cinema, sui videogiochi e su tutto ciò che si può racchiudere in questo mondo. Abbiamo voluto coniugare il borgo storico di Sarnano con questo ambito relativamente nuovo».

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Nicola Del Giudice il giorno della discussione della sua tesi di laurea triennale, a gennaio dello scorso anno

Qual è la situazione delle piste di Sassotetto?

«Quest’anno non ha nevicato, quindi il clima non ha aiutato. Ciò nonostante, il lavoro fatto dagli impianti è stato encomiabile,perché grazie alla neve artificiale è stato possibile aprire due piste, una rossa, la Maddalena B, e la Maddalena Baby, che ospita il camposcuola per i piccoli principianti ed è servito dal Tapis roulant. Le altre piste sono ancora chiuse, ma considerando la mancanza di neve, devo dire che stiamo riuscendo a lavorare benissimo».

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Una delle piste aperte a Sassotetto grazie alla neve artificiale

Sono adatte a bambini e bambine?

«Diciamo che quella dedicata a loro, nello specifico, è la Maddalena baby, che ospita i piccoli dai quattro anni in su. C’è da dire, però, che se ci sono alcuni che sono più esperti, che praticano questo sport da più tempo e sanno sciare abbastanza bene e con una certa sicurezza, possono scendere anche sull’altra pista, la Maddalena B. Ad esempio, lo scorso weekend sono arrivati alcuni sci club da Macerata, Sarnano, Ascoli Piceno e Spoleto e gli atleti hanno fatto proprio così, C’è stato grande movimento».

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Quando è giusto iniziare ad avvicinare i piccoli al mondo dello sci?

«Chiaramente, più si è piccoli e meglio è, ma in generale è molto soggettivo, dipende molto anche da bambini e bambine e dalle loro attitudini. L’età dei 4 anni è molto indicativa, perché i piccoli devono essere invogliati a farlo, altrimenti se la vedono come una costrizione, l’effetto che ne deriva è controproducente, sia per loro che da un punto di vista economico e di tempo. In questi casi è meglio fermarsi e riprendere in seguito, perché bisogna fare di tutto per evitare l’età dell’abbandono: se bimbi e bimbe si scoraggiano, è difficile riprenderli e probabilmente lasceranno gli sci definitivamente. Bisogna avere pazienza e seguirli pian piano, senza fretta e senza obbligarli, ma standogli vicino e incoraggiandoli. Penso che il giusto approccio sia questo. Ovviamente sconsiglio di fare lezioni di gruppo: i piccoli vanno seguiti singolarmente, altrimenti si crea confusione e non ottengono la giusta concentrazione».

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Che tipo di percorso sportivo devono seguire i bambini e le bambine per affacciarsi a questo sport in modo sicuro ed impararlo bene?

«Bisogna procedere con molta calma, i piccoli devono essere anzitutto motivati. È buono iniziare con un camposcuola, perché è una zona ristretta e bimbi e bimbe imparano a riconoscerla come sicura. Un errore molto comune è vedere uno di loro che se la cava e portarlo direttamente in cima alla pista rossa. È sbagliato, perché prima di poter salire lì deve raggiungere il massimo livello da principiante, altrimenti si rischia di affrettare i tempi e i piccoli si bloccano, sia psicologicamente che nei movimenti. Ci vuole costanza e impegno, bisogna allenarsi tanto».

Come si può comprendere la predisposizione di bimbi e bimbe allo sci?

«Non esiste un metodo ufficiale per comprenderlo. Un primo approccio è possibile portandoli in montagna. Noi maestri non iniziamo ad insegnare fin dal primo incontro, ma cominciamo con un livello introduttivo, per farli entrare a contatto con la neve, fargli capire che l’attrezzatura che usano è diversa da tutto ciò che indossano di solito, ed è anche più complessa. Già da questi momenti si vede se i bambini e le bambine si appassionano oppure no, ma è una tappa necessaria che non si deve assolutamente tralasciare».

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