lunedì, Giugno 17, 2024

“Mani che parlano”,
l’integrazione è arte

MACERATA - Al via il progetto che prevede un laboratorio di scultura dove “scolpire” insieme una nuova cittadinanza e per conoscere altre persone. Parteciperanno ragazze e ragazzi del liceo Cantalamessa e del Centro di ascolto e prima accoglienza

 

 

Al via a Macerata “Mani che parlano”, il progetto di integrazione che attraverso l’arte apre spazi alle diversità, premiato lo scorso anno alla Biennale dei licei artistici nella sede del Miur a Roma. Nelle sale dei Musei Civici di Palazzo Buonaccorsi si apre un laboratorio di scultura dove ragazze e ragazzi si rimettono in gioco per “scolpire” insieme una nuova cittadinanza e per conoscere altre persone lavorando alla realizzazione di dieci sculture. Protagonisti sono ragazzi e ragazze, anche con disabilità e provenienti da diverse parti del mondo: arrivano dalla classe 3B, dal liceo artistico “G. Cantalamessa” e dal progetto “Famiglie a colori” promosso dai Servizi sociali del Comune e dal Centro di ascolto e di prima Accoglienza.Mani-che-parlano-gruppo

Mani-che-parlano-tesoroQuesto progetto frutto della sinergia tra il Centro di ascolto, il liceo Cantalamessa e il Comune d nasce grazie al lavoro dell’insegnante del Centro di ascolto Leonardo Properzi, dei docenti del liceo artistico Marco Franchini, Marco Bozzi, David Miliozzi e della curatrice dei Musei di Palazzo Buonaccorsi Giuliana Pascucci, già sperimentato lo scorso anno con grande soddisfazione di tutti.
«I musei diventano il luogo speciale di un’esperienza educativa molto significativa. Mette insieme scuola e istituzioni, giovani e adulti, storie e abilità diverse, e attraverso la creatività artistica cresce un modo nuovo di fare le cose insieme, aperto e inclusivo, rispettoso e tollerante. Un vero esempio di formazione di una società civile», sottolinea l’assessore alla Cultura Stefania Monteverde intervenuta oggi all’appuntamento a Palazzo Buonaccorsi. Presente anche l’assessore ai Servizi civili Marika Marcolini: «Prosegue un percorso avviato lo scorso anno che attraverso il lavoro di rete tra Comune, scuola e realtà associative – sottolinea – rappresenta un perfetto esempio di integrazione e inclusione sociale perché in questo contesto non ci sono pregiudizi, non ci sono differenze di lingua e di colore della pelle, conta soltanto ciò che le mani riescono a dire attraverso ciò che creano».

Mani-che-parlano-caccia-al-tesoroOggi a Palazzo Buonaccorsi è iniziata la seconda edizione del progetto con la “Caccia al capolavoro”, una caccia al tesoro attraverso cui studentesse e studenti del laboratorio “Mani che parlano” hanno potuto conoscere la collezione del museo e i capolavori della mostra “Lorenzo Lotto: il richiamo delle Marche”. Divisi in quattro gruppi, indizi alla mano, sono stati coinvolti nella ricerca di un particolare di un’opera da individuare tra tutte quelle presenti nelle collezioni di palazzo Buonaccorsi. Ai vincitori il “tesoro” costituito da matite, fogli da disegno, gomme da cancellare e temperamatite, materiale che servirà loro per proseguire il percorso del progetto. A seguire visita guidata dei Musei. Il museo ancora una volta si conferma come uno spazio sociale da vivere e condividere per forgiare il senso di cittadinanza in modo coinvolgente prestando attenzione alle esigenze di tutti e per prendere coscienza, attraverso la conoscenza didattica, del patrimonio culturale. L’esperienza continuerà ogni settimana: il gruppo di lavoro si incontrerà per quattro mesi per trasformare le idee in opere d’arte, sculture pensate e fatte insieme a più mani in un dialogo costruttivo che aiuta a sviluppare conoscenza e crescita. Al termine del progetto una mostra delle sculture realizzate sarà occasione per presentare l’intera esperienza.

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