mercoledì, Giugno 19, 2024

Fascino e mistero
sulle tracce della Sibilla

Storie e leggende sulla maga che dà il nome alle nostre montagne

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La grotta della Sibilladi Virginia Orsili

Vi siete mai chiesti come mai i Monti Sibillini si chiamano proprio così? Secondo storie antichissime, questi monti sarebbero abitati da una maga bella e potente, la Sibilla, che abita in una grotta scavata nella cima della montagna, detta appunto “grotta della Sibilla”. Da sempre ricca di fascino e mistero, questa figura femminile e i  luoghi da lei abitati hanno ispirato tante leggende e racconti, che vanno dalla tradizione popolare a testi di importanti romanzieri. Ma qual è la sua vera storia?

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Già nota alla tradizione pagana come una bellissima profetessa venerata da tutti, questa figura verrà ripresa con l’avvento del cristianesimo, subendo diversi cambiamenti. Grazie al gran fascino e ai suoi poteri soprannaturali, la Sibilla finirà col divenire una figura demoniaca, capace di trattenere coloro che si addentrano nella grotta nel suo antro pieno di meraviglie e di incanti. Nel Medioevo, Andrea da Barberino racconta le vicende di Guerrin Meschino, audace cavaliere errante che intraprese un lungo viaggio per scoprire chi siano i suoi veri genitori, e ricongiungersi così alla sua nobile stirpe. Il cavaliere decise di recarsi nell’antro della Sibilla, che con i suoi poteri divinatori avrebbe potuto aiutarlo. Una volta percorso il primo tratto della grotta, angusto e raccapricciante, il giovane giunse al cospetto della maga e delle sue fate, in un luogo incantato dall’indicibile bellezza. Qui la Sibilla cercherà per sette lunghi mesi di tentare il fanciullo a cadere nel peccato, seducendolo con ogni sorta di piacere e di delizia. Ma il cavaliere saprà resistere e, una volta uscito, il Papa lo premierà per non essere caduto in tentazione, permettendogli di ricongiungersi con i suoi genitori. Un secolo dopo il cavaliere e poeta Antoine de la Sale viene incaricato dalla sua Duchessa, che aveva in camera un arazzo raffigurante i monti Sibillini, di partire alla scoperta dei misteri che aleggiavano su quei luoghi. L’autore tentò di entrare nella grotta, ma si fermò solo all’inizio. Tuttavia, nel suo libro “Il paradiso della regina Sibilla” fa un accurato resoconto di tutte le leggende e le esperienze vissute dalle genti del luogo sulla grotta e sulla Sibilla.

Grotta-della-Sibilla3-300x169Lo scrittore racconta ad esempio di cinque ragazzi di Montemonaco che riuscirono a calarsi nella grotta per ben cinque miglia, ma che poi, spaventati da un vento violentissimo che penetrava da una fessura, decisero di tornare indietro. C’è però chi si è spinto oltre. Il poeta narra di un certo Antonio Fumato, prete di Montemonaco che alcuni chiamavano pazzo, che disse di aver accompagnato due cavalieri tedeschi nella grotta. I tre si spinsero all’interno del vortice di vento, fino a giungere ad un ponte lungo e strettissimo sospeso su di un fiume. Ma grazie ad un incantesimo, appena viene toccato il ponte si trasforma in una strada larga e comoda, l’abisso scompare e ritorna la quiete, e i tre ospiti vengono così condotti alla tappa successiva. Proseguendo, gli avventurieri giungono ad uno spazio custodito da due dragoni di pietra, oltre il quale si apre uno stretto sentiero lungo cento passi. Due porte metalliche che sbattendo l’una sull’altra minacciano di uccidere chi tentasse di oltrepassarle li attendono alla fine del sentiero. Il prete si ferma, ma i due cavalieri decidono di proseguire, e scoprono, con immensa meraviglia, il paradiso della Sibilla. Si tratta di una grotta scintillante e incantata abitata dalla seducente maga e dalle sue sue soavi damigelle. I due cavalieri si tratterranno per poco meno di un anno nell’antro della Sibilla, godendo a pieno dei suoi tesori. Quando i due videro le gentili fate della Sibilla trasformarsi in serpenti mostruosi ogni venerdì notte, li colse la consapevolezza di vivere nel peccato. decisero perciò di fuggire e chiedere il perdono del papa. Il perdono fu però negato e i due tornarono nella grotta in compagnia della Sibilla, dove forse si trovano ancora.

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In tanti hanno cercato di penetrare i misteri della grotta della Sibilla, da circa 3 anni chiusa ai visitatori, ma ogni sforzo è rimasto vano. Dopo tanti anni, non sappiamo ancora quale sia la vera natura della grotta della Sibilla e di colei dalla quale prende nome. Stiamo ancora aspettando l’avvento di qualcuno in grado di riportare alla luce i segreti costruiti da questo luogo magico. E quindi, come suggerisce il vecchio Seneca, “Lasciamo ai pigri e ai vili le piane sicure, gli audaci salgano le vette”… o si calino nelle grotte!

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