venerdì, Giugno 14, 2024

Il piccolo Leopardi:
chi era davvero?

RECANATI - Giacomo era un bambino spensierato, pieno di gioia e  anche dispettoso a volte. A dimostrarlo la lettera scritta ad una marchesa in cui si firma "La Befana" e promette doni tutt'altro che apprezzabili

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La famiglia Leopardi durante l’inaugurazione della Casa di Silvia
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Giacomo Leopardi

 

Articolo di Serena Bruzzesi, Camilla Gallo e Matteo Polimanti nell’ambito del progetto di alternanza scuola-lavoro

Proprio in questi giorni è stata aperta al pubblico la casa di Teresa Fattorini, la Silvia a cui Giacomo Leopardi ha dedicato la celebre ode. In questa occasione la famiglia leopardi ha ancora una volta sottolineato come Giacomo e Teresa fossero poco più che adolescenti quando  condivisero  “un momento di speranze e di aspettative giovanili proiettate in un futuro tutto da costruire” come ha ricordato durante l’inaugurazione  il conte Vanni Leopardi, discendente del poeta.

Del piccolo Giacomo Leopardi in effetti si parla molto poco. Magari sono in molti oggi a pensare che sia stato sempre una persona solitaria e pessimista, ma non è così, anzi Giacomo era un bambino spensierato, pieno di gioia e  anche dispettoso a volte. Era un giocherellone insomma, e amava fare scherzi servendosi anche del suo talento nella scrittura.

Per esempio, durante l’Epifania del 1810, lasciò sul portone di casa di una marchesa, che probabilmente non gli era molto simpatica, una lettera in cui scrive:
“Giacché mi trovo in viaggio volevo fare una visita a voi e a tutti li signori ragazzi della vostra conversazione, ma la neve mi ha rotto le tappe e non mi posso trattenere. Ho pensato dunque di fermarmi un momento per fare la piscia nel vostro portone, e poi tirare avanti il mio viaggio. Bensì vi mando certe bagatelle per codesti figlioli, acciochè siano buoni ma ditegli che se sentirò cattive relazioni di loro, quest’altro anno gli porterò un po’ di merda”.

Le dà, poi, qualche consiglio su come fare bella figura con gli ospiti:
“Voi poi signora carissima, avvertite in tutto quest’anno di trattare bene cotesti signori, non solo col caffè che già si intende, ma ancora con pasticci, crostate, cialde, cialdoni ed altri regali, e non siate stitica, e non vi fate pregare, perché chi vuole la conversazione deve allargare la mano, e se darete un pasticcio per sera sarete meglio lodata, e la vostra Conversazione si chiamerà la Conversazione del Pasticcio”.

E per concludere: “Frattanto state allegri, e andate tutti dove io vi mando, e restateci finché non torno ghiotti, indiscreti, somari scrocconi dal primo fino all’ultimo”.  Nella lettera, inoltre, Leopardi si firma “La Befana”. Si può quindi notare l’ironia e il sarcasmo di un irriverente e giocoso Leopardi. Chi l’avrebbe mai detto?!

 

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