sabato, Giugno 22, 2024

Cinque cose (stupende)
che ho imparato
nel corso per volontari ‘Nati per Leggere’

VENTUNESIMA PUNTATA - Una rubrica in 5 punti. Perché per ogni cosa esistono almeno 5 alternative

ana_batti5-300x280Lo scorso fine settimana sono stata così fortunata da poter frequentare il corso di volontari “Nati per Leggere” alla biblioteca Mozzi Borgetti di Macerata, una delle esperienze più belle e stimolanti da quando mi sono trasferita a Macerata.
Nati per Leggere, per chi ancora non lo sa, è un programma nazionale che promuove la lettura in famiglia. Ed è proprio grazie a questo amore per i libri e per l’infanzia che puoi trovare questi indaffarati lettori volontari quando vai dal pediatra, o al distretto sanitario, ai Giardini Diaz, al parco giochi o al Museo della Scuola mentre si svolge “Macerata Racconta” o il prossimo 8 maggio, sul tappeto di libri della sala per piccolini della biblioteca comunale. Dentro ai libri per bambini si trovano dei tesori inimmaginabili.
Infatti, durante questo corso, insieme a questi libri e alle generose Elena Carrano e Lucia Tubaldi, io ho imparato un sacco di cose importantissime, tante cose che oggi il batti 5 dovrebbe trasformarsi in Batti 500.
1- Ho imparato che i piselli, i piccoli piselli come quelli che fanno da protagonisti alla meraviglia di libro creato da Amy Krouse Rosenthal (edizioni Zoolibri), mangiano le caramelle a cena. Le caramelle?! Esatto. Però a loro non piacciono affatto, gli fanno schifo, ma nonostante tutto devono mangiarle lo stesso, per diventare grandi e perché se non le mangiano, niente dolce. E che dolce preferiscono i pisellini? Leggete il libro e lo vedrete!
(I libri, ho imparato, non sono medicine -la pillola per togliere il ciuccio, lo sciroppo per abbandonare il pannolino- però sono, senz’altro, vitamine per diventare più forti e più svegli durante questo percorso per diventare figli e genitori)

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2-  Ho imparato le formule magiche per far star zitti gli allarmi delle macchine, per guarire il raffreddore, per per far passare il mal di testa alla mamma, e il mal di schiena a papà, per far diventare verdi i semafori e far venire bel tempo nei weekend. Ho conosciuto le filastrocche deliziose e divertenti di Bruno Tognolini (“Mal di pancia calabrone” non si trova che in biblioteca pero dovrebbe assolutamente editarsi di nuovo. Mamma Lingua l’ho comprato subito). Ho constatato che la musica, il ritmo, il suono dei libri, nutrono e consolano.

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3 – Ho imparato la lingua Piripù, quella inventata da Emanuela Bussolati (Tararí tararera, ed Carthusia), perché i libri per bambini con la loro fantasia e la loro candida forza- vanno oltre le lingue diverse, oltre la differenze, e servono a unire, scoprire e condividere.

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4- Ho imparato che i Silent Books (gioielli come Il Barbaro, di Renato Moricone, come Giochi di Luce, di Lizi Boyd, come Storia d’un albero, di Émilie Vast, come L’Onda, di Suzy Lee) vanno dritti al cuore, e dicono tantissime cose, senza parole.

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5 – MI sono ricordata che “un bambino è una persona piccola, ma piccola solo per un po’, poi diventa grande, cresce senza neanche farci caso. Pian piano, in silenzio, il suo corpo si allunga. Un bambino non è un bambino per sempre… “(Che cosa è un bambino, Beatrice Allemagna, Ed Topipittori)

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