venerdì, Giugno 14, 2024

Il mollusco che viveva sugli Appennini
e la sua conchiglia artistica

STORIA - Alla mostra di Serrapetrona "Fossili, il passato ritrovato", presente l'ammonite, in grado di raccontarci la Terra come non l'abbiamo mai conosciuta

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Fossile di ammonite

di Mirko Silla

E’ più unico che raro parlare di conchiglie e di Appennini nello stesso contesto. Mare e montagna sono da sempre due mondi opposti, per questo motivo flora e fauna che si sviluppano in questi ambienti sono sempre molto differenti. C’è, però, un’eccezione storica che è vissuta in un ambiente che milioni di anni fa era marino, mentre oggi lo conosciamo come montuoso: stiamo parlando dell’ammonite, il fossile di mollusco di 170 milioni di anni fa con la sua armoniosa spirale, in mostra a Serrapetrona a palazzo Claudi. Una vera e propria opera d’arte naturale.

Le ammoniti erano dei molluschi della classe dei cefalopodi, a cui appartengono anche polpi, calamari e seppie. Sono conosciute soltanto allo stato fossile poiché si estinsero circa 65 milioni di anni fa, grosso modo assieme ai dinosauri. Erano cefalopodi con una conchiglia esterna simile a quella del Nautilus attuale, costituita da una parte chiamata fragmocono compartimentata da setti, e da una parte finale priva di setti, chiamata camera d’abitazione, nella quale l’animale viveva. Le conchiglie delle ammoniti erano inoltre caratterizzate da vari tipi di ornamentazione formati attraverso numerosissime combinazioni di coste e tubercoli.
Malgrado l’apparente somiglianza della conchiglia con quella del Nautilus attuale, le ammoniti erano più strettamente imparentate con seppie e calamari.

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Una rappresentazione dell’ammonite

Le ammoniti sono certamente tra i gruppi fossili più studiati in Paleontologia per due motivi: il primo, è che sono molto comuni nei sedimenti marini di ambienti di mare aperto mentre il secondo è che furono caratterizzate da una grande velocità evolutiva che si manifestò attraverso un grande numero di famiglie, generi e specie succedutesi ad intervalli di tempo molto brevi alla scala del tempo geologico.
Nonostante la parentela con animali marini come seppie e calamari, gli ammoniti proprio per le loro capacità evolutive, vengono ritrovati anche in ambienti che oggi conosciamo come montuosi come l’Appennino marchigiano.
Nell’Appennino, le formazioni rocciose del periodo giurassico (Era Mesozoica) affiorano ampiamente nelle gole del F. Candigliano (Gorgo a Cerbara), del T. Burano, del T. Bosso e nei gruppi montuosi del Catria, del Petrano e del Nerone.
Queste formazioni rocciose sono ricche di ammoniti, fossili che hanno un grande valore stratigrafico, e sono circa 350 i generi o sottogeneri identificati nell’Appennino marchigiano.
Il loro valore è inoltre accresciuto a causa della grande distribuzione geografica che questi animali avevano in quel grande oceano, che i geologi chiamano Tetide, delimitato a sud dal continente africano e a nord da quello euroasiatico.

Nella mostra “Fossili, il passato ritrovato”, si ha la possibilità di ammirare dal vivo il fossile di questa particolare conchiglia. La mostra ha luogo a palazzo Claudi a Serrapetrona dal 6 novembre fino a fine 2022.

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