domenica, Giugno 16, 2024

«L’esame è fatto
ora speriamo di non ritrovarci
tra plexiglass ed enormi distanze»

MACERATA - Lucia Giovagnotti, alunna dell'istituto "Enrico Fermi" ha raccontato il momento della conclusione del suo percorso alla scuola media, dalle difficoltà e novità di quest'anno alle sensazioni durante l'esposizione orale online

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L’alunna della “Enrico Fermi” di Macerata Lucia Giovagnotti

I mesi di giugno e luglio spesso significano estate, sole, mare o montagna, in altre parole vacanze. Ma prima del piacere, si sa, bisogna affrontare il dovere. Questo periodo per i giovani si traduce anche in fine anno scolastico, e per molti di loro anche in esami, siano essi di terza media o di quinta superiore. Quello trascorso è stato un anno difficile, il Coronavirus ha cambiato radicalmente le nostre vite e le nostre abitudini. Gli studenti e le studentesse rischiavano di vedere interrotto il loro percorso, ma per fortuna attraverso la didattica a distanza hanno avuto la possibilità di andare avanti fino alla fine, seppur non senza difficoltà. Adeguarsi ad una nuova modalità di “fare scuola”, caricare le consegne ricevute dagli insegnanti su piattaforme online, ascoltare lezioni ed essere interrogati in videochiamata o passare diverse ore al computer di certo non è stato semplice, ma grazie al supporto di genitori ed insegnanti ce l’hanno fatta. Anche sugli esami c’erano molti dubbi, ma per fortuna tutto è andato bene, e nonostante le diverse modalità da applicare e le regole di sicurezza da rispettare tutto è andato a fin di bene. Lucia Giovagnotti, della scuola “Enrico Fermi” di Macerata, racconta il suo esame di terza media, dalle novità e difficoltà affrontate questo anno fino alle emozioni provate durante l’esposizione orale del suo elaborato. 

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L’istituto “Enrico Fermi”

 

di Lucia Giovagnoli

Siamo ormai giunti al termine di questo particolare anno scolastico, e per noi alunni di terza media anche di questo percorso della scuola secondaria di primo grado. Nonostante tutti i problemi e le difficoltà occorsi a causa di questa situazione di emergenza, l’apprendimento non si è fermato, continuando con la didattica a distanza. Sfortunatamente, però, l’esame finale si è dovuto svolgere in modo differente, abbastanza semplificato e attraverso un portale online. A partire dall’inizio del secondo quadrimestre, ci siamo ormai abituati a rimanere almeno tre ore al giorno con gli occhi incollati allo schermo per seguire le lezioni online. Senza poi contare il pomeriggio passato tra videochiamate per i compiti e consultazioni degli esercizi su internet. E così, con la mia felpa e pantaloni del pigiama, ho seguito tutte le lezioni fino al loro termine. C’è da dire che tenere a mente tutto ciò che abbiamo svolto durante questo periodo è abbastanza complicato, ma io ho due punti di forza: il primo è la memoria, il secondo… adesso non ricordo!! (Cit. Piero Angela). Scherzi a parte, questi ultimi mesi sono stati impegnativi sotto molti punti di vista, uno di questi è sicuramente l’adattamento all’uso di piattaforme tecnologiche. Un altro fattore è molto probabilmente la solitudine sofferta dalla maggior parte degli studenti verso i compagni di classe e i professori. Il senso d’appartenenza ad un gruppo gioca un ruolo importante nella nostra vita, soprattutto quella scolastica, quindi rimanere separati, senza la possibilità di scambiarsi pareri, suggerimenti, battute o commenti ironici ci ha un po’ rattristato La preparazione del mio elaborato finale è stata lunga e complessa, questo è a causa del grande lavoro che ci ho riposto. Volevo regalare a me stessa, ma anche ai professori, un ricordo significativo del percorso fatto insieme. Abbiamo avuto la fortuna e la possibilità di ideare un progetto sbizzarrendoci con la creatività e con la fantasia, trovando un filo logico di collegamento tra tutte le discipline, ideando lavori originali e creativi. Molti hanno ritenuto che scrivere una tesina interdisciplinare e presentarla è più semplice, quindi migliore. Sostengo che questa modalità innovativa mi ha molto incuriosita, però l’esame in presenza, ovvero quello tradizionale, sarebbe stato più soddisfacente da portare a termine. Però, ho ugualmente avvertito quel senso di leggera ansia ed emozione nell’esporre il mio lavoro, alla fine trasformata in sollievo e felicità una volta finito. In attesa delle nuove normative che regoleranno la nostra vita scolastica, possiamo sperare di non ritrovarci confinati tra barriere di plexiglass ed enormi distanze».

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